Avellino
Nel cuore della Campania, a metà strada tra il mar Tirreno ed il mare Adriatico, tra la Puglia e la Basilicata, un antica tribù, gli Hirpini, diedero vita al primo nucleo abitativo della Città di Avellino.
Dall'antica "Abellinum", nei pressi dell'attuale paese di Manocalzati, in seguito alle incursioni da parte di tribù rivali, questo nucleo giunse nei pressi della zona dove oggi sorge il Duomo di Avellino.
L'interesse dei romani fu richiamato dalla sua posizione strategica.
La loro presenza ha lasciato nella città una indelebile traccia non solo grazie ad una meravigliosa villa romana risalente al 129 a.C. edificata sulla collina dove oggi sorge il Duomo e che allora sovrastava l'intera città.
Già nel 400 d.C. Avellino visse i primi martiri romani con la persecuzione ed il supplizio di S.Ippolisto.
Nel 500 d.C., con l'affermazione del cristianesimo, Avellino divenne sede Vescovile.
Subì, in seguito le invasioni barbariche dei Vandali e dei Goti.
Nell' anno 1000 sulla collina "Terra" (C.so Umberto) fu edificato il castello longobardo.
fino alla sua caduta del Principato di Benevento la città ne fu parte ed in seguito dominio del Principato di Salerno.
Nel 1100 divenne contea di Riccardo dell'Aquila.
Con la fine della dominazione normanna, Avellino venne incorporata nel regio demanio e Carlo d'Angiò l'assegnò al Casato dei Montfort e poi ai Del Balzo.
Passò successivamente dalla Famiglia Filangieri ai Caracciolo, eccetto un breve periodo durante la dominazione spagnola.
Nel 1287 divenne Capoluogo del Principatus Ultra Serras Montorii.
Nel 1581 Avellino ritornò feudo di Marino Caracciolo grazie al ritorno degli Angioini a Napoli e grazie a questa Casata riuscì ad acquistare notevole importanza.
Avellino cominciò ad arricchirsi di opere artistiche pubbliche , tra cui la Torre dell'orologio e la Fontana di Bellerofonte.
Avellino ritornò capoluogo del Principato Ultra con la venuta dei francesi.
Fu teatro dei moti rivoluzionari del 1820, segno di una fiorente capacità di autodeterminazione e della ricerca di libertà.
L'Unità d'Italia non giovò allo sviluppo economico e sociale.
Tagliata fuori dalla costruzione della linea ferroviaria Napoli Benevento Foggia, Avellino fuori dai due mari e dai flussi turistici;
nel settembre del 1943 Avellino "conobbe la guerra" a causa di un inutile bombardamento della Piazza del Mercato da parte degli americani che intendevano ostacolare la ritirata dei panzer tedeschi demolendo il Ponte della Ferriera.
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